Uschi Digard nasce il 18 febbraio 1948 a Parigi, in Francia, da una famiglia di origini miste. Cresciuta in un ambiente artistico, mostra fin da giovane un forte interesse per la recitazione e il mondo dello spettacolo. Dopo aver frequentato corsi di danza e teatro, decide di trasferirsi negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta, attratta dalle opportunità offerte dal cinema indipendente e underground.
Negli anni Settanta, Uschi Digard diventa una delle figure più riconoscibili del cinema erotico europeo e americano. Lavora con registi come Radley Metzger e Joe Sarno, distinguendosi per la sua presenza scenica e la capacità di muoversi tra generi diversi. Tra i suoi film più noti figurano Le sexe qui parle (1975) e La rose écorchée (1970), pellicole che contribuiscono a definire l'estetica del genere. La sua carriera si sviluppa parallelamente all'evoluzione del mercato dell'intrattenimento per adulti, che in quel periodo inizia a ottenere una distribuzione più ampia.
A metà degli anni Settanta, Digard tenta il passaggio al cinema tradizionale, partecipando a produzioni italiane e francesi di genere commedia e thriller. Appare in pellicole come Il gatto (1977) di Luigi Comencini e La via della prostituzione (1978), ottenendo ruoli secondari ma memorabili. Nonostante il talento, la sua associazione con il cinema erotico limita le opportunità in un'industria ancora fortemente conservatrice. Tuttavia, la sua versatilità le permette di collaborare con registi di culto e di lasciare un'impronta in film oggi riscoperti dagli appassionati.
Poco incline alla ribalta mediatica, Uschi Digard mantiene sempre un profilo riservato. Dopo il ritiro dalle scene, avvenuto nei primi anni Ottanta, si stabilisce in Francia e si dedica ad attività lontane dal cinema. Non esistono interviste o dichiarazioni pubbliche recenti, ma il suo nome continua a circolare tra i collezionisti di pellicole d'epoca. La sua eredità artistica viene rivalutata da critici e storici del cinema, che ne sottolineano l'importanza come interprete capace di attraversare i confini tra sfruttamento e arte.